L’angelo

Quasi tutti, quando pensano ad un angelo, lo immaginano con le ali, con l’aura luminosa tutt’intorno ed un sorriso che non finisce più.
Non io, io non vedo questa perfezione. Perché nella perfezione non c’è nulla da aggiungere e tu saresti di troppo.
L’angelo, il mio angelo, può essere solo colei riuscirà a completare quel vuoto che sento quando sto in mezzo alla gente.
Un vuoto che non si può colmare con cioccolato o film, né con amici e fotografie.

È il vuoto che lascia l’amore non trovato, il vuoto di una vita passata ad aspettare quel sorriso che nella sua imperfezione ti scalda il cuore, facendoti dimenticare quanto il mondo sia triste e malvagio.

Ed io voglio quel sorriso, e il cioccolato, e gli abbracci che per troppo mi son stati negati.

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Errore di calcolo

Sento le mie membra cadere a peso morto, non si muovono da lì, sono come pietre di un fiume che bagna i vestiti rossi e sporchi di sangue vermiglio, ancora lì dalla guerra che non finisce mai, guerra senza fondo, come il pozzo di una coscienza che sbaglia consapevolmente, commettendo quell’errore imperdonabile segnato di rosso sui miei vestiti. 

È solo un errore di calcolo, un piccolo errore di calcolo.

Endless hugs

Tutti conoscono i classici abbracci, ma in quanti conoscono gli abbracci infiniti?
Sono abbracci speciali che si ha l’occasione di dare raramente, ad una persona ancora piú rara.

Si rischia che i nasi si sfiorino, le labbra si avvicinino troppo per potersi fermare, gli occhi rimangano aperti a fissarsi, capendo ormai di essere andati troppo oltre per potersi fermare. Ma infondo, chi vuole fermarsi, è la natura che chiama. É l’essere amati, il sentirsi amati, sentirsi vivi, come arsi da un fuoco che non brucia, un fuoco che riscalda e alimenta la passione. La passione innocente di chi è rimasto solo troppo a lungo e, finalmente ha trovato qualcuno da abbracciare.